INSTALLIAMO CALDAIE A BIOMASSE
Forse ancora
pochi, tra utenti, decisori, progettisti, installatori, sanno che
dalle biomasse si può estrarre energia direttamente,
bruciandole,
oppure indirettamente, trasformandole in modo da ottenere dei combustibili
(tramite conversione biochimica, tipicamente fermentazione
di rifiuti organici). Le biomasse, soprattutto quelle di legno, possono
essere usate per alimentare impianti per piccole utenze (ad alimentazione
manuale, come caminetti, stufe, cucine, generalmente di efficienza
non elevata. Gli sviluppi tecnologici degli ultimi anni, finalizzati
all’utilizzazione dei combustibili vegetali in impianti di
riscaldamento domestici, hanno segnato negli ultimi anni grandi progressi,
e hanno raggiunto livelli di efficienza, affidabilità e comfort
del tutto simili a quelli degli impianti tradizionali a gas metano
o gasolio, favorendo così la riscoperta del valore energetico
del legno.
Classificazione delle caldaie
Le principali
tipologie di caldaie per la combustione di biomasse per il riscaldamento
di piccole utenze possono essere classificate in tre categorie
principali a seconda del tipo di combustibile vegetale utilizzato:
- legna da ardere in ciocchi,
-
chip di legna o “cippato”
- pellet
-
i chips di legna o “cippato” sono pezzi di legna ottenuti frantumando il legname a
macchina, prodotti già da anni dall’industria di lavorazione del legno, con un costo
che varia da 1,5 a 6 euro/q. Bruciare 2,5 Kg di cippato corrisponde a bruciare 1 litro
di gasolio.
- i pellets sono cilindretti, di 5-10 mm di lughezza, formati da segatura pressata,
derivante dai residui della lavorazione del legno, e hanno caratteristiche superiori
rispetto a quelle del cippato e della legna ordinaria. Essi hanno infatti un
maggiore contenuto energetico, minore contenuto di acqua, pezzatura più uniforme
e costante (ne bastano 200 grammi per fare una doccia calda di 4 minuti). Il
loro costo varia tra i 10 e i 20 euro al quintale.
Utilizzare la legna per scaldare gli ambienti, l’acqua sanitaria e cucinare,
oltre a “virtuose” interconnessioni con il territorio, presenta indubbi vantaggi economici
I costi d’investimento dei sistemi di combustione a legna risultano essere generalmente
più alti di quelli per impianti a combustibile tradizionale, i costi
d’esercizio invece risultano più bassi.
ESEMPIO: tempi
indicativi di ritorno di una caldaia a legna rispetto alle soluzioni
tradizionali;
Facciamo il caso di una caldaia che debba fornire energia per uso
riscaldamento e acqua sanitaria pari a 45.000 kWh/anno, avente una
potenza pari a 20 kW.
Nelle
diverse soluzioni, per far funzionare la caldaia, occorrono:
• caldaia
a metano: 4.700 m3/anno di
metano
• caldaia a gasolio: 4.500 litri/anno di
gasolio
• caldaia a GPL: 6.250 litri/anno di GPL
• caldaia a legna: 130 q/anno di legna
da ardere stagionata
Nell’ipotesi
che i costi dei combustibili siano pari a:
• metano:
0,52 euro/m3
• gasolio: 0,83 euro/l
• GPL: 0,62 euro/l
• legna da ardere: 11 euro/q
I tempi indicativi
di ritorno dell’investimento (tenendo conto
di una detrazione IRPEF del 36%) sono:
• legna
/ metano: 8,2 anni
• legna / gasolio: 3,6 anni
• legna / GPL: 3,4 anni

Per avere ulteriori informazioni in merito alle caldaie
a biomasse consultate i seguenti siti: